venerdì 2 marzo 2018

Le tre madri



                                               ***Racconto per il Plenilunio di Marzo***



Era tempo da neve, sembrava addirittura che il vento volesse sputarmi in faccia un vomito violento di ghiaccio quella notte. Ciononostante, tenevo il passo svelto sul sentiero illudendomi di potermi riscaldare almeno un poco con il movimento, quel minimo che mi desse un barlume di conforto, ma non c'era verso.
Il regno dell'inverno non contempla calore alcuno.
Temetti di essermi persa a un certo punto: era tanto che camminavo, mi sentivo disorientata e non riuscivo a scorgere i segnali della buona direzione.
Così alzai lo sguardo alle stelle per cercare la rotta ma la notte era oscura e nuvolosa.
Nemmeno la luna si poteva contemplare anche se la sapevo, e sentivo, essere piena.
Il non vederla mi angustiava.

Sentii lo scalpiccio di alcuni passi dietro di me e un brivido mi attraversò;  mi voltai i scatto in preda alla paura ma vidi una bambina, in una lunga veste, tendermi la mano;
con candore mi diede un benvenuto che mi suonò familiare sul sentiero del bosco e mi invitò a seguirla.

-Ti condurrò dalle madri- disse.
Il cielo si rasserenò e la luna, ora grande e luminosa illuminava generosamente i nostri passi.
Persi la cognizione del tempo mentre la ascoltavo: una voce docile e delicata che intonava gli antichi canti.



Ricordo solo che quando giungemmo al rifugio nonostante tutto non mi sentivo poi così stanca.
La bambina mi sorrise, aveva grandi occhi scuri profondi, saltellò sul vialetto, batté tre colpi all'uscio e aprì la porta con slancio poi con entusiasmo mi annunciò: -l'ho trovata. Si era persa a un certo punto del sentiero-
Le madri sorrisero e mi fecero segno di sedere nel circolo attorno al fuoco.
Obbedì e come mi appoggiai sulla sedia fui avvolta e rinvigorita dall'energia delle altre donne del cerchio.
La sofferenza del viaggio per arrivare era già diventata un ricordo lontano .
La più anziana si protese verso di me per domandarmi con la sua voce graffiante:

-Che notizie ci porti dal mondo fuori?-
- Le cose non sono migliorate madre. Muri fra le persone e cemento sugli alberi.-
il suo sguardo divenne triste.
- Che ne è dell'umanità dunque?-
- una ferita sanguinante che nessun* vuole vedere. - risposi abbassando gli occhi.
- Ci sono molti individui ma pochi legami-
- E' molto amaro ciò che racconti- riprese a tessere la lana che aveva sul grembo: -e dimmi ti capita spesso di illuderti?-
- sempre, continuamente. Credo anzi di essermi affezionata alle mie illusioni.-
contrasse le spalle e incupì lo sguardo a questa mia risposta.
- capisco che aiutino a vivere meglio ma devi stare attenta. Ogni illusione comporta una disillusione. La stessa energia che concedi all'illusione si trasformerà poi in disillusione.-
- l'alchimia della vita.- feci per concludere
- No- affermò solerte- non fare confusione.- redarguì- La magia serve a celebrare i momenti reali e propizi della natura, onoriamo la luna e le piante nell'apogeo dei loro cicli.- e aggiunse, scandendo lentamente le parole- non a consolidare fantasie mentali fini a se stesse-
Rimasi in silenzio.
La seconda madre, dai lunghi capelli argentei, mi allungo un po' di lana e mi spronò a tessere con lei
.
- Guarda questo filo:dal lavorio della mia mano, dall'ispirazione del mio spirito e dalla perseveranza del mio agire, si trasforma in tessuto.-
alzò al centro del cerchio il filato su cui stava lavorando: aveva colori cangianti e splendidi motivi.

Fui rapita dalla contemplazione per qualche istante poi mi accorsi bruscamente di come mi stava fissando insistentemente la madre, come ricambiai lo sguardo domandò:- ora stavi apprezzando la qualità estetica di questo tessuto vero?-
annuì,
e lei compiacente continuò : - ciò che devi avere sempre presente è che si potrebbe spezzare ben facilmente un filo ma il tessuto rimane saldo.-
Mi chiusi nelle spalle,
lei continuò: -Intreccio e legami creano forza e stabilità. Sono differenti i fili che compongono il tessuto- increspò lievemente le labbra- la scelta è fondamentale: a volte un bel colore non ha una buona resistenza e altre volte una consistenza troppo grezza rende brutto l'intreccio.-
- occorre avere mani esperte per tessere legami forti- commentai
- no, guarda i suoi lavori- e mi indicò splendidi arazzi appesi alla parete.

-meravigliosi- riconobbi- chi li ha fatti?-
- la piccola-
Cercai nella stanza la bambina che mi aveva accompagnato al cerchio e la vidi addormentata su un piccolo sofà dietro di me.
Mi parve incredibile che quelle piccole mani potessero creare stoffe così pregevoli.
La madre dai lunghi capelli argentei sussurrò: - sai, io ho molta esperienza ma a volte nonostante i miei anni e le mie cure sbaglio nello scegliere un filo-
allora chiesi: - Se non è questione di essere esperte, di cosa si tratta?
Rispose sorridendo- si tratta della connessione fra il cuore e le mani: l'attitudine più preziosa dell'essere umano-

La terza madre, aveva la corporatura di matrona, da principio mi era parsa più arcigna ma cambiai idea all'istante quando prese la parola e con una straordinaria dolcezza mi interrogò :- Hai trovato quello che cercavi?-
- Non ancora ma ho capito in quale direzione si trova-
- e allora vai, e tieni gli occhi aperti perché quando troverai ciò che cerchi dovrai chiuderli.-
non capivo ma lei continuò
- questa sera abbiamo mandato la bambina a cercarti perché i tuoi occhi erano chiusi e li hai aperti qui. Avevi bisogno di questo nell'apogeo del tuo ciclo e abbiamo usato la magia: sai che significa che si è aperto il portale e le regole sono state invertite. Guarda nel profondo e torna a queste parole quando ti senti persa perché sappiamo tutte come sia frustrante nel regno della superficie essere coerenti alla rotta verso le stelle quando hai a che fare con una moltitudine che naviga a vista -
Chiusi le mani nella preghiera sentendo nel profondo la gratitudine per le parole curative che avevo ascoltato, medicina che alleviava il dolore della mia malattia terreste.

Guardai le madri, i loro occhi fieri, accarezzai la testa della bambina addormentata su un piccolo sofà dietro di me.
- Namaste Madri. Grazie per questo sogno-

aprì gli occhi e rimasi ancora a lungo distesa sul letto da dove potevo osservare, dalla finestra, il candore della neve nella mattina del giorno che si affacciava.


Benedetta sia la luna piena,
S

sabato 21 ottobre 2017

Considerazioni verso Samhain



Le celebrazioni di Mabon erano appena terminate quando riuscì ad avere un momento in cui parlare alla sacerdotessa.



Sedeva su una pietra davanti alle ceneri del fuoco da poco spento, al centro del cerchio.
Si intrecciava i lunghi capelli grigi in trecce.
Le andai incontro lentamente e ristetti davanti al suo cospetto fintanto che lei alzando sguardo mi fece segno di avvicinarmi.
Appoggiò il pettine d'argento sull'erba e mi prese dolcemente il capo per appoggiarselo sul grembo poi iniziò ad accarezzarmi i capelli.



Chiusi gli occhi per assaporare meglio il calore delle sue mani soffici e rugose.
-Dimmi sorella cos'hai imparato dalla delusione?- chiese
- molto maestra, la delusione è un'insegnante molto severa-
- ma non sei una vittima, sei una sopravvissuta se non permetti che gli ostacoli ti inaridiscano.-
- sono tanti i pensieri-
- sono migliaia per tutte e per tutti, la maggior parte sono ripetitivi. Se non li controlli segni l'infelicità dei tuoi giorni-
- non riesco a fare la differenza nel mondo fuori-
- puoi farla solo nel mondo interno-
- questo mi distanzia notevolmente dalle altre persone-
- non tutti e tutte percorriamo gli stessi cammini-
- ho imparato strada facendo che la fiducia non dev'essere un regalo-
- Ma non per questo la paura dev'essere una prassi. La nostra mente reagisce al pericolo allo stesso modo dai tempi in cui siamo divenuti genere sapiens: è una scarica elettrica propagata attraverso le sinapsi del cervello; ma mentre l'individuo dell'anno mille doveva affrontare pericoli concreti: dai briganti, alle bestie nel bosco alle calamità, oggi c'è molto più controllo sull'esterno cosicché le paure – quelle infide- si sono trasferite sul piano interiori e purtroppo sono molto più insidiose poiché non danno tregua: nell'anno mille una volta rientrato scampat* alle bestie feroci e ai briganti sapevi di trovare rifugio nella tua casa. Oggi non è più così perché quando le paure si radicano dentro non c' è nascondiglio né scampo ovunque tu possa andare e sopratutto non c'è riposo-



- E come si possono evitare?-
- Non le puoi evitare. Sono gli ostacoli di un cammino di consapevolezza. Evitarle significa non procedere. Quello che puoi fare è riconoscerle e da nemiche trasformale in alleate.-
- come?-
- prendi il tempo ad esempio. Un nemico che lascia i segni sul volto e le cicatrici sulla pelle. Non puoi fermarlo né vincerlo ma quello che puoi fare è amarlo. Puoi renderlo tuo. Puoi prendere il tuo tempo. Renderlo presente. Molta sofferenza mentale nasce dall'ansia per il futuro e dalla nostalgia del passato. Sono entrambe proiezioni. Schemi di pensiero che fanno sì che le emozioni già provate continuino a ri-attualizzarsi dentro di noi nel caso del passato, e che facilitano la bramosia e il desiderio di ciò che non abbiamo nel caso del futuro. Sono meccanismi contorti che ci catapultano nella spirale della sofferenza mentale. Ci vuole presenza nell'adesso. Consapevolezza e centratura del qui ed ora.-
Pensai a quante volte avevo proiettato la mia visione sugli altri, a quante delusioni mi ero procurata. Mi tremò il respiro. Lei mi sollevò il volto e fissò lo sguardo sui miei occhi.



- Sono errori umani, li compiamo in continuazione- disse per consolarmi.
- quando mi guardo attorno non mi sembra che le persone siano interessate a comprendere questa natura.-
- il paragone è un altro nemico, come le critiche. Ti distoglie l'attenzione da ciò che stai facendo.-
- ma altre mi danno segnali di stima-
- non è per loro che sei. Siamo ciò che siamo a prescindere dai complimenti o dalle critiche. Il nostro compito è sviluppare il nostro talento per la vita. Non lasciare che possano toccarti.
- una vita da intoccabile insomma- ironizzai
sorrise come si sorride a un bimbo dopo una birbonata.
- bambina mia, hai scoperto da sola che il fuoco brucia. L'hai scoperto solo quando hai sentito la tua carne che si bruciava. Non ci avresti creduto allo stesso modo se te l'avessero solo raccontato.
Non è per questo però che odi il fuoco, vero? È il più confortevole dei compagni nel freddo inverno quando fuori nevica e sai bene come l'acqua per gli infusi sia più pura quando preparata nel camino.-
Pensai al mio giaciglio, al focolare e alle ustioni che avevo su mani e braccia.


Lei continuò: -Ogni esperienza ha il suo fine, il suo valore d'insegnamento ed è esattamente ciò che deve essere nel momento in cui è. L'universo ha un'intelligenza molto superiore a quella di qualsiasi individuo.- fece una pausa per riflettere poi continuò:- Non è per questo che devi essere passiva e asservita alla fede ma occorre che tu ascolti con più profondità per agire coerentemente al fine dell'armonia nel tuo percorso.-
- a volte mi sembra di essere sopraffatta dalle grida di strazio di situazioni e problemi- le confidai.
- quello è il momento in cui occorre alzare il collo e vedere le cose dall'alto perché possiamo facilmente considerarci tutt* miserabili, degn* solo di compatimento…. oppure possiamo pensare che ogni ostacolo ci aiuta a crescere e che in ogni momento abbiamo infinite possibilità di essere felici. Vedi in fin dei conti si tratta, di nuovo, di un unico vecchissimo concetto: controlla i tuoi pensieri. Crescili e nutrili nella direzione in cui vuoi vedere la vita.-
- possano tutti gli esseri essere liberi e felici.- commentai spontaneamente
- Sì, mia cara.- confermò lei con entusiasmo. Mi abbraccio stretta in un lungo e caldo abbraccio. Mi baciò le gote e poi afferrato il bastone di propiziazione con una danza benedisse il nostro incontro.


giovedì 31 agosto 2017

La fata, l'ospite e il raziocinio

Era una notte di luna crescente; un quarto esatto.


Molto, ma molto, gialla era la luce della falce che illuminava in maniera sinistra, quasi spettrale, la vegetazione ed era incredibilmente vicina alla Terra.
Aveva qualcosa di estremamente inquietante il buio del bosco.
Mentre era intenta, come ogni sera, a scrutare il cielo per leggere i presagi dalle costellazioni, alla fata cadde qualcosa addosso.

Piovve sul prato di casa,
nella serata fredda,
con una certa sofficità.
Sembrava Tristezza…
ma non posso dirlo con sicurezza.

Occorreva onorare quell'incontro.
Come da legge nel mondo incantato vi è il dovere di far accomodare ogni ospite.
Fu così che l'ospite fu condotto nel salotto buono del giaciglio, tra le fronde del salice piangente; 


come si sedette sul sofà cominciò a raccontarsi quasi logorroicamente alla fata che nel frattanto gli stava preparato un infuso di equiseto.

Si scambiarono intense storie nostalgiche e melanconiche sorseggiando la tisana fumante, fino a quando calò il silenzio nel soggiorno e si ritrovarono a fissare la fiamma della candela che sussultava al passaggio del vento.

Chiese l'ospite: -Sei nata a primavera?-
La fata annuì sorridendo.
E continuò – sai io costruivo aquiloni… ne facevo di molti colori con lunghe code che si agitavano nell'aria…-
lasciò la frase sospesa ma nonostante la curiosità, la fata non volle fare domande perché sapeva di ferita quella frase e lei non aveva rimedi pronti.
Tuttalpiù che ad un tratto si aprì bruscamente l'uscio della casetta e fece irruzione nella sala, agghindato con uno smoking che lo faceva assomigliare buffamente a un pinguino, il Raziocinio.
Prese subito la parola, sicuro e a suo agio nel giaciglio, gesticolava copiosamente mentre con voce grossa dissertava sulle valutazioni in termini di prezzo.

La sua tesi sosteneva con enfasi che il prezzo era alla base della capacità di equilibrio del mondo intero, e anche di quello interno, che altro non era che una valutazione.
La fata e l'ospite parvero divertite da quella che pareva loro tanta assurdità.
Non stavano veramente capendo di cosa stesse parlando.
Avevano quindi quello sguardo incredulo di chi si sente proiettato in un universo semantico straniero ma Raziocinio, lui presuntuoso, si offese.
Sorrise con strafottenza e continuò: “L' abilità fondamentale mie care, è sapere disporre i bilanci” asserì “ ma voi, che vi beffate dei miei moniti e vivete di parole spese in sogni come potete pensare di sopravvivere al mondo fuori da questo giaciglio?”
Parvero parole macabre alla fata, che ebbe un brivido di freddo.
L'ospite intanto si era fatta più vicina, con ingenuità, piccola e docile, le stringeva forte la mano… aveva occhi lucidi.

Suonò un allarme pulsante, bip da tasti, crash di sistema.
Altro non era che la sirena del cinismo.
Da lì al ritrovarsi nell'oscurità era stato un attimo.

La fata fu legata talmente velocemente che non ebbe nemmeno il tempo di rendersi conto di cosa stava avvenendo. Sentì solo i legacci attorno ai polsi che la stringevano.

La voce del Raziocinio si era fatta ancora più impetuosa, forse infastidito dal buio della stanza.
Accusava, giudicava.
La fata provava a sciogliere le mani ma non riusciva, tentò di aprire le ali ma erano pesanti. Come fossero incollate.
Udì la voce dell'ospite sussurrarle: -non ti preoccupare, andrà tutto bene.-
La fata stava usando tutta la magia di cui era capace per controllare la sua mente e non cadere nelle trappole della paura e dell'angoscia che l'avrebbero mangiata da dentro se solo lei avesse concesso loro il minimo spazio.

Fece un respiro profondo e con voce decisa, senza alcuna esitazione, ordinò risolutamente: -slegatemi i polsi.-
L'ospite le era ancora vicino e di nuovo le sussurrò all'orecchio: -non ti preoccupare, andrà tutto bene.-
Fece una pausa che sembrò eterna e poi prese a legarle la vita.
- te l'ho detto che sapevo costruire aquiloni meravigliosi, vedrai come ti sentirai bene quando il vento ti solleverà-
la fata irrigidendo il tono controbatté: - sono nata con le ali, conosco i venti e le correnti. Volare è una faccenda di libertà. Non di costruzione.-
l'ospite si fermò. Raziocinio era riuscito a riaccendere la candela.
Con il lume in mano, a distanza di pochi passi dai due, fissò l'ospite ed esortò:
- non vi sono paragoni di prezzo, non esiste nemmeno il mondo se non si gode di libertà. Slegale i polsi-
l'ospite tremava, aveva la schiena curva e con fare febbricitante tentò di scusarsi: - io volevo solo farti sperimentare una cosa unica: la maniera più stabile e sicura di volare-
- ma non hai chiesto se lo volevo- accusò la fata, mentre con enorme sforzo si accingeva ad aprire le ali pesanti.
- slegami i polsi-
e così, finalmente, fece l'ospite.
Una volta liberata, la fata condusse lo condusse alla porta.
La notte era davvero buia e un velo di nebbia li circondava quando si salutarono.
L'ospite accigliato, e con occhi bassi disse solo: -non era mia intenzione farti del male-
- Forse non era la tua intenzione, ma la tua azione lo era sicuramente. Per fortuna non sei riuscito nel tuo intento e non abbiamo nulla di che rammaricarci. Hai bisogno di altro prima di andartene? -
- del tuo perdono.-
- Ti è concesso, ma questo non mi farà dimenticare. Va per la tua strada. Ti auguro il bene ed imparare ad apprezzare il tempio che è la natura.-
Gli volse le spalle. Rientrò in casa e chiuse l'uscio.

Raziocinio era ancora lì.


- hai imparato una bella lezione questa sera-
- tu no evidentemente se sei qui a farmi il sermone- rispose scrollandosi le spalle con un po' di stizza, la fata.
- hai rischiato grosso-
- e tu non hai rischiato niente?-
- che ragionamenti assurdi che fai-
- sono stanca…- disse la fata e dopo un lungo sospiro continuò – ti ringrazio per l'aiuto ma ora vorrei riposare.-
- va bene, me ne vado- disse il raziocinio – ma dimmi solo una cosa, chi era?-
- non lo so con esattezza…- si appoggiò il volto fra le mani- ho riconosciuto il demone del fallimento o forse era lo spettro della tristezza. Che differenza fa? Chi mai potrebbe credere di volare appeso a un filo? Solo un nemico-
Si addolcì Raziocinio, le accarezzò una guancia.

- Buonanotte creatura libera- e la lasciò così com'era, con la testa fra le mani e spossata sul piccolo sofà del giaciglio tra le fronde del salice piangente.
Lei si addormentò in breve tempo, ma dei sogni che fece ve ne narrerò in un altro racconto. 

 

venerdì 4 agosto 2017


ESBAT DI AGOSTO: LUNA PIENA DEL GRANO

Quella di Agosto è chiamata la luna del grano e delle granaglie; è un esbat molto importante poiché segue il sabbat di Lughnasad (sabbat di celebrazione della mietitura e del raccolto estivo) che influisce, con le energie create dal cerchio, per tutto il periodo seguente, in generale fino a quando è percepibile il cambiamento verso le forze del sabbat successivo; che sarà quello di Mabon (equinozio d’autunno) designato a segnare l’ingresso in autunno e la fine della stagione agricola.

Ci troviamo innanzi al raccolto e alla mietitura, alla maturazione dei cereali, il cui nucleo serba il mistero atavico dei cicli di vita, morte e rinascita e tutta la potenza del divenire germoglio.
Ogni seme è il frutto del cereale primogenito eppure questa linfa vitale si rinnova ogni anno per offrire energia e nutrire la madre terra come anche il nostro corpo.
Si tratta della magia ancestrale: la più potente e antica.
Come esseri umani abbiamo una vecchia storia in comune con i cerali: discendiamo anche noi dalla prima coppia e il loro sangue scorre ancora nel nostro genoma. 
 
Ciascuno di noi è un anello che forma la vita eterna.
Daavanti ai frutti maturi e al grano raccolto è pressoché intuitivo riflettere sul cammino percorso e sulle trasformazioni avvenute. Questo è uno dei momento di maggiore espansione sia della natura, sia dei percorsi di evoluzione interiore.
Intanto la ruota continua il giro: l'estate declinerà cedevolmente il trono all'autunno e la calura cederà docilmente il passo al fresco della rugiada mattutina e poi arriveranno impetuose le piogge e poi ancora ci avvinghierà il freddo. Occorre fare scorta di questi ultimi raggi calorosi che ci accarezzano la pelle e portarceli dentro, ben racchiusi nel ricordo, per affrontare con gratitudine e serenità il tempo a venire. La luce stessa del giorno muta ogni giorno diventando sempre meno abbacinante e più distinta, delicata. 



E’ la luna della coscienza del cambiamento: si avvicinerà presto il periodo del ritiro, della discesa dentro di noi per riemergere poi nuovamente alla luce. Il simbolo rituale che può essere usato per meditare in questo esbat è la spiga di grano: prepariamo il nostro altare per la celebrazione decorandolo con panni argentei e dorati, a richiamare sia il momento di celebrazione lunare che l’elemento della stagione: il sole dorato. Poniamo al centro del nostro altare la spiga di grano e contempliamola: proviamo a dirigere la nostra attenzione verso ciò che simboleggia. La spiga matura è simbolo del raccolto dell’anno: la dura fatica, il lavorio interiore e l’investimento di energie e volontà che ha reso possibile la nascita e la maturazione dei nostri progetti. Gioiamo della soddisfazione che ci procura osservare il nostro raccolto. perché piccoli o grandi che fossero, esteriori e visibili o interiori e percepibili solo a noi stesse, molti traguardi sono lì di fronte a noi, segno manifesto di ciò che siamo state in grado di compiere. Hanno dato frutto.


La spiga è anche simbolo di nutrimento: il frutto del nostro lavoro non può ridursi ad essere solo un risultato fermo e immobile, un trofeo da mettere su una mensola; esso è soprattutto cibo che nutre il nostro animo rinforzandolo, rendendolo più sicuro delle proprie capacità e della spinta vitale che può dare alla nostra vita. E’ quindi anche punto di partenza e di generazione di nuove forze e progetti per i mesi a venire.
Ma la spiga di fronte a noi è anche qualcosa in più: è composta da molteplici semi. I suoi chicchi richiamano quelli che sono stati seminati ad inizio stagione, nascosti nel ventre buio e caldo della madre terra con la promessa di germogliare, e ora ognuno di quei chicchi ne ha generati molteplici sulla spiga matura. E’ simbolo di morte e rinascita: il ciclo di mutamento che connota ogni aspetto della vita umana e della terra. Per poter generare qualcosa di nuovo, qualcosa deve anche avere termine. E viceversa: ogni cosa che finisce ha anche un nuovo inizio. Tutto è trasformazione, sembra volerci dirci la spiga di grano. Rappresenta la promessa di nuova vita e di cambiamento.
Nella mitologia classica Demetra è la Signora delle messi, del grano e della Vegetazione.

A Lei, veniva dedicati i raccolti, e le donne usavamo celebrarla andando nei campi appena mietuti danzando e offrendo latte, miele e il loro ciclo mestruale.
La Grande Dea del grano aveva una figlia che amava molto: Persefone,
e soffrì tremendamente quando quest’ultima fu rapita da Ade, re dei morti, il quale la voleva sposa e regina del suo regno di anime perse. Demetra cercò invano sua figlia, e presa dal dolore lacerante, decise di non far germogliare più nemmeno un seme di grano sulla terra, portando alla completa distruzione il genere umano. Zeus preoccupato per la sorte degli uomini, fece risalire dall’oltretomba Persefone. Ma ormai, il cuore della bella era stato rapito dalla bestia e il matrimonio celebrato così per non far separare le anime dei due e per placare il dolore provato dalla separazione della madre con la figlia, si decise che Persefone avrebbe trascorso metà dell’anno con la Madre e l’altra metà sarebbe discesa negli inferi, accanto al suo sposo.
Così l’ umanità ebbe possibilità, una volta all’anno di coltivare nuovamente la Terra
Creativa e protettiva, Demetra è Dea della fertilità, venerata come Madre Terra. Con il dono dell'agricoltura, fondamento di civiltà, Demetra dette agli uomini il vivere civile e le leggi.
Demetra rappresenta il principio materno della natura che sostiene e porta ricchezza e abbondanza, cibi e frutti vari in grande quantità. Come dea del frumento, insegna l'agricoltura e la produzione dei beni materiali agli esseri umani.
L'archetipo di Demetra si incarna in ogni donna che, madre naturale o putativa, si prende cura di un figlio in qualsiasi forma esso si manifesta - progetto, animale,creatura umana - nutrendolo, accogliendolo, confortandolo e poi lasciandolo libero di seguire il suo destino: lo separa da sé. 

Sono figli* della terra
 e lei è mia madre

Invocazione tratta dall' Inno a Demetra di Omero
Noi ti celebriamo
Demetra
madre di messi
dai seni fiorenti
che ti adagi radiosa
tra docili valli fecondate da fiumi
e ruscelli divini
che tutti provengono
dall’Amante e Padre
Zeus e Fratello
che tutto irradia
del lucente
e forte suo seme.

Certo è fatica
per l’uomo 

tenere ai ta muoi passi
assecondare i tuoi fianchi
con il lucido aratro
e le miti
bestie possenti
Ma il cuore rigonfia
a vedere le messi
rinascere
dal vasto tuo seno
nutrimento dell’uomo
e di tutti i viventi
………
A te
il canto innalziamo
di trepida lode



Corrispondenze
Erbe : camomilla, la radice di S. Giovanni, alloro, angelica, finocchio, arancio, iperico, ruta.
Colori : giallo, oro.
Fiori : lillà, rosa canina, ginestra, girasole, calendula.
Profumi : incenso, eliotropio.
Cristalli : corniola, diaspro, agata rossa, occhio di gatto, cornalina.
Alberi : nocciolo, cedro, ontano.
Animali : leone, fenice, draghi, falco, aquila, gatto.
Divinità : Ganesha, Thoth, Hathor, Diana, Ecate, Nemesis.



Come celebrare l'esbat del grano:


Il compito della celebrazione è quello di prestare cura e attenzione alla creazione e a nutrire un attaccamento profondo per la vita. Osservala, analizzala in ogni sua parte e custodiscila con amore, difendendo la sostanza spirituale che in essa si nasconde. Impara a non perderti in ciò che è parziale dimenticandoti di ciò
 che è intero. ffinché tu possa adempiere il tuo compito, coltiva i talenti dell'attenzione, dell'accudimento e
dell'efficienza.
Non permettere nessuno spazio a sentimenti negativi quali: ossessività, criticismo, rabbia, frustrazione, invidia o gelosia perché se presenti possono diventare ostacoli così grandi da inaridire il tuo cuore e la tua anima

§ Usa candele gialle e oro.

 § Brucia incenso al patchouli.

 § Decora l'altare con festoni di carta colorata foto o cose di antenati , fasci di spighe e cereali.

 § Per il banchetto servite biscotti d'avena e pane dolce e bevande la malto.

 § Spargete il cerchio con il fascio di spighe. Una volta sciolto il cerchio, appendete il fascio sopra  l’area del banchetto

 § Scrivete un biglietto di ringraziamento per i vostri antenati e bruciatelo, l'incenso trasporterà il messaggio.

 § Meditate sulla vita e cercate di riallacciare un rapporto perso, potete aiutarvi con una preghiera da esprimere alla Dea.

 § Bruciate simbolicamente le condizioni a cui volete mettere fine, scrivendoli su un foglio e buttandoli nelle fiamme.  Guardate come bruciano e poi potete provare a leggere simbolicamente nella cenere o nelle braci: notate quali emozioni o  immagini sorgono

 § Fissate la fiamma di una candela concentrandovi su un percorso personale spirituale, mentre siete seduti, potete    raggiungere altri luoghi, e vedere altri eventi.





buon esbat care anime,
Simicca



Sitografia:
la soffitta delle streghe
antica madre
Sacerdotesse di Avalon
Bibliografia:
L'arte della magia di P.Curott






giovedì 20 luglio 2017



                                           ***Lughnasadh***


                     ***1 agosto. Celebrazione del Dio Lugh e di Arianhod.***
Secondo la tradizione gallese, Lugh è figlio di Arianrhod, la Dea Bianca della luna e dell'Aurora. La madre diede al bambino tre geasa (divieti). Il primo sentenziava l'impossibilità di avere un nome a meno che non fosse dato dalla Dea stessa, il secondo che non avrebbe potuto possedere armi se non donate da lei e la terza che non avrebbe potuto sposarsi se non con la sua benevolenza. Attraverso l'ingegno il bambino riuscì ad aggirare i geasa , e finì per ottenere un nome dalla madre ( Lugh: Il lucente), ad avere le armi e una bellissima donna non mortale (che venne creata mediante la magia e l'uso di nove fiori così che le fu dato il nome di Blodeuwedd, che significa appunto “viso di fiori”). Blodeuwedd tradì il marito con l'amante Grown che lottò contro Lugh. Quest'ultimo sconfisse il nemico e fece in modo di tramutare Blodeuwedd in gufo.
Lugh rappresenta l'archetipo dell'eroe incorruttibile, colui che porta il senso di giustizia. Come Odino nella mitologia norrena, Lugh possedeva dei corvi profetici secondo le fonti più antiche. I Romani lo associarono a Mercurio (ciò si ritrova nel De bello gallico di Cesare) e ad Apollo-Febo.

Molti luoghi dedicati a Lugh nell'Europa centrale e occidentale testimoniano l'importanza del dio tra i Celti (diversi luoghi venivano chiamati Lugudunon, “il forte di Lugus”, cioè Lugh). L'antico nome Lugus sembra significhi “lucentezza, illuminazione”, e, sebbene è evidentemente collegato alla stagione del raccolto, è connesso anche a tutte le capacità della mente umana.
Lugh è, pertanto, legato alla celebrazione dell'intelligenza, dimostrazione divina di come la saggezza porti alla supremazia della mente sui problemi.



Arianhod, dal canto suo, nel suo ruolo materno, educa a sopraffare gli ostacoli, e per permetterne la crescita lascia al figlio la soddisfazione di dimostrare che gli ostacoli non sono mai insormontabili.
Lei non sentenzia "non avrai MAI nome, armi o una donna", ma dice "non li avrai SE NON da me". In un certo senso lei sfida a sfidarla, lì nell''oscurità della notte dove lei si cela per permettere poi di riaffiorare nella luce tramutato: con un nome, con delle armi e una donna. E' lì nell'ombra della luna che avviene la crescita, nel buio, nel calderone.




I e le nostr* antenat* celebravano Lughnasadh radunandosi nelle campagne e nei boschi ricordando che la Terra costituisce il corpo materiale della Dea. Festeggiavano con giochi, gare e banchetti, con dimostrazioni della velocità dei propri cavalli e della forza degli uomini che si sarebbero dedicati al raccolto.
I giovani partecipavano a gare di lotta, tiro con l’arco e corse di cavalli, importantissimi per una società guerriera come quella celtica ma, essendo Lugh il dio delle arti, si dilettavano anche in competizioni poetiche e musicali.
Abbiamo infatti notizia di molti festival dell'arte. Le gilde medievali per esempio creavano più mercanzie per l'occasione e decoravano i loro negozi con colori accesi e nastri, vi erano marcie e parate, oltre che recite cerimoniali e danze per gli stranieri e per gli astanti.

A Lughnasadh ritroviamo l’unione rituale di Beltane, dove la Dea della Terra sposava il Dio dell’anno Crescente, e le nozze divine di maggio, ma si tratta di un rituale sacrificale, in armonia con il sentimento di morte che aleggiano in questo momento pre-autunnale.
Il calore solare e la generosità della Natura sono arrivati alla fine, portando a compimento il ciclo agrario per iniziare finalmente il riposo. E’ un momento di riflessione e preparazione del futuro. Lughnasadh è una festa di trasformazione, di passaggio, e ci suggerisce di riflettere sui cambiamenti della vita e di accettarli, migliorando ciò che possiamo migliorare e portare la nostra vita ad un livello più altro di creatività, per poter affrontare bene il nuovo anno di crescita.
Nel folklore britannico, con la derivazione medioevale cristiana, Lughnasadh prese il nome di Lammas “messa della pagnotta”, legato alle offerte propiziatorie tramite il pane lavorato con il primo raccolto.
Lo Spirito del grano muore nella macina, trasformandosi in farina. La ruota della macina diventa così il simbolo del raccolto e del cerchio solare. Si usava, infatti, far rotolare una ruota giù dalla collina come rappresentazione della fine del raccolto e l’avvicinarsi del declino del Sole, che tra poco lascerà spazio all’oscurità invernale.


Siamo al momento solenne della raccolta che ci assicura il cibo durante i mesi freddi. L'estate è il caldo, la crescita, l'abbondanza, il lavoro e il gioco delle spensierate lunghe giornate di luce, la bellezza dei giardini rigogliosi, la dolcezza frutti maturi, l'intensità del sapore delle verdure dell'orto e delle erbe del sottobosco come anche l'ingegno per la conservazione di tutto questo.
Tessere il grano è un'attività tradizionale (fare le bamboline). Il pane è infornato e l'altare è decorato con verdure e frutta del raccolto.

Lughnasadh è una festa che celebra sia il Dio che la Dea, un tempo dedicato sia al principio femminile che a quello maschile. Anche se maturiamo ciò che abbiamo costruito, raccogliamo i meriti per il nostro lavoro, il Dio si sacrifica volontariamente per mano della Dea e il sangue è sui campi come i semi a primavera. Il grano che matura è il prodotto di una pianta morente. La promessa di una nuova vita è nel cuore di ogni spiga che matura trasformandosi in grano, quindi in farina e quindi in pane che ci sosterrà nei mesi che verranno. La Dea stessa, nella sua fase di Madre abbondante e prodiga è presente come mietitrice del grano, di anime e di vita, la Crona che gentilmente conduce la vita nella morte per poter ricreare ancora la vita.

Il grano è sempre stato associati a divinità che venivano uccise e smembrate e che ritornavano dal mondo sotterraneo come Tammuz, Osiride ed Adone. Anche la storia di Demetra e Persefone è un ciclo di morte e rinascita associato al grano. Demetra, la Dea della fertilità, non avrebbe lasciato crescere nulla finché sua figlia non fosse stata liberata dal mondo Sotterraneo.

Per questa ragione fare il pane, specialmente quello di granturco è un atto sacro in questo Sabbat. Le torte rituali a volte vengono create con il volto degli Dei. Siate sicuri di invocare il Dio del Grano quando preparate il pane/torta e di infondere le vostre sicurezze all'impasto.


Ma non dimentichiamo che Lughnasad è un sabbat, è un momento di festa. Quando il vostro pane è sfornato e pronto da mangiare, tagliatelo a pezzetti con le dita e mangiatene qualche pezzo m
a sopratutto condividetelo, ricordando il Dio nelle vostre preghiere.

A LUGH
"luce di vita, luce di saggezza
questo è il tempio del mio antico signore:
in suo nome allontana la amarezza
e lasciami scorgere il suo infinito bagliore."

Corrispondenze:

Simboli
Luna Piena

Dee
Le Dee Madri

Colori
Rosso, Oro, Arancio, Verde

Cibi Tradizionali
Frutti del primo raccolto, Mele, Pane, Bacche, Grano, Patate, prodotti locali. Torte appena sfornate, sidro

Erbe
Malvarosa, Erica, Prugna selvatica, Grano, Orzo, Acacia, Aloe, Incenso, Mirto, Foglie di Quercia, Girasoli

Incenso
Rosa, Sandalo

Oli
Rosa, Gelsomino, Garofano, Lillà e Gardenia

Cristalli
Corniola, Citrino, Ambra, Tormalina, Avventurina, Peridoto, Sardonite

Dei
Demetra, Persefone, Cerridwen, Faunus, Lugh, Cerere e tutti gli dei che presiedono sull'agricoltura


Attività da svolgere per celebrare il sabba:
√ Decora la casa con spighe di grano legate da un nastro argento
√ Accendi candele gialle o dorate in onore della Luce
√ Dona dei chicchi di grano propiziatori alla Terra
√ Condividi sidro e pane con i tuoi cari

Danza



"Il raccolto è anche dentro di me
come il seme muta per tornare a vivere
non mi opporrò al cambiamento.
Come La Signora falcia il suo Amato
imparerò a lasciare andare chi non posso fermare
Come il raccolto viene conservato per superare l'inverno
anch'io imparerò ad aspettare che arrivi il momento per ogni cosa."
Simicca
Sitografia :
http://www.stregadellemele.it/main4.asp?pag=lugh
http://sfumaturedimagia.com/feste-del-fuoco-lughnasadh/http://www.quartadimensione.net/portaleedg/festcelt.htm
Bibliografia:
Appunti di una strega di città di Eva Paoli
L'Arte della Magia di Phyllis Curott
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In occasione di Lughasadh, il primo di agosto,
il Bio Green Food, l'associazione Lemuria e la Buca ai confini del mondo sono lieti di invitarvi alla celebrazione neo pagana del Sabba attorno al falò.
Ritrovo alle 20e30 alla Buca ai confini del mondo.

Apertura del cerchio, invocazione alla Dea e al Dio, danze rituali con tamburo, pratica della meditazione, condivisione del pane, ringraziamento alla madre e chiusura del cerchio.
*Vestitevi di colore giallo e/o verde ( colori del grano maturo)
portate:
*una candela
*un simbolo che rappresenti l'obiettivo che volete raggiungere ( ad esempio un libro di un esame che volete passare, una carta di credito per entrate finanziarie)
*un pane ( possibilmente fatto da voi stess* o comunque artigianale)
* il tamburo o i sonagli con i quali danzerete e un tronco da gettare nel fuoco.
L'iniziativa è gratuita e aperta a tutt*